La squadra

Campionato
Portieri
Difensori
Centrocampisti
Attaccanti

Staff

PRIMA SQUADRA
PRESIDENTE
Cosimo Amoddio
DIRETTORE GENERALE
Gaetano Cappelli
DIRETTORE SPORTIVO 
Franco Palo
ALLENATORE
Pasquale Santosuosso
 
Preparatore dei portieri:
Emilio Benevento
Massaggiatore:
Pasquale Leonardo
Magazziniere:
Cosimo Marano

Segreteria:
Pasquale Polito
Agostino Ruggiero

Addetto Stampa:
Fabiano Sole
Autista:
Tonino Ianniello
Settore giovanile:
Responsabile:
Gennaro Volpe
Dirigente accompagnatore:
Tommaso Cerrato
Allenatore Juniores:
Juri Calabrese

 

Risultati

Campionato
Ari - AGR 1 : 1
HIR - FOR 1 : 7
SER - GIO 3 : 1
Btp - IPP 5 : 1
PAE - MON 0 : 0
EBO - REA 3 : 1
BAR - SGI 1 : 1
CAM - STR 1 : 0
Visione estesa

Classifica

Campionato
  In Casa  CompletaFuori Casa
  P
1 Battipagliese40
Forza e Coraggio38
Ebolitana31
Ippogrifo Sarno30
Hirpinia29
Striano28
Mons Taurus27
Ariano Irpino26
Paestum25
10 Giorgio Ferrini25
11 Campagna24
12 Agropoli24
13 Real Ebolitana22
14 Serino22
15 Baronissi21
16 S. Giorgio del Sannio17
  P
Forza e Coraggio70
2 Battipagliese68
Hirpinia51
Striano48
Ebolitana47
Ippogrifo Sarno42
Ariano Irpino38
Real Ebolitana38
Agropoli36
10 Giorgio Ferrini32
11 Baronissi32
12 Paestum31
13 Serino31
14 Mons Taurus30
15 Campagna29
16 S. Giorgio del Sannio22
  P
Forza e Coraggio32
2 Battipagliese28
Hirpinia22
Striano20
Ebolitana16
Real Ebolitana16
Ippogrifo Sarno12
Ariano Irpino12
Agropoli12
10 Baronissi11
11 Serino9
12 Giorgio Ferrini7
13 Paestum6
14 S. Giorgio del Sannio5
15 Campagna5
16 Mons Taurus3

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Scritto da Administrator   
Martedì 23 Settembre 2008 22:26

LA NASCITA
Nello stesso anno della fondazione del Comune, nacque anche l’U.S. BATTIPAGLIESE e, quindi, si può dire che la storia del massimo sodalizio calcistico della Piana abbia marciato insieme con lo sviluppo della città. I pionieri furono il presidente Giuseppe Agnetti, il direttore sportivo Fioravante Di Cunzolo, ex calciatore, e l’allenatore – giocatore Salvatore De Crescenzo. La prima sede, per la storia, trovò posto tra i tavoli del Bar Excelsior, di proprietà del padre di De Crescenzo.

Si giocava in piazza 25 Ottobre, oggi piazza della Madonnina. La febbre per il pallone infettò tutti nel 1933 - 34, quando i bianconeri affrontarono il campionato interregionale di 2° Divisione che metteva Battipaglia a confronto con le squadre napoletane, di Campobasso e di Potenza. Grazie al calcio, il comune appena nato poteva allargare i propri orizzonti, uscendo dai confini provinciali; e l’occasione fu afferrata al volo dall’industriale conserviero Primo Baratta, il quale con la sua famiglia assunse la guida della società. I Baratta si erano trapiantati nella Piana del Sele negli anni ’20, fondando un importante stabilimento conserviero. Provenivano da Parma e apparivano ben decisi a lasciare la loro impronta di mecenati nella giovane storia di Battipaglia. Si giocava sul campo “Littorio”, alla Pozzesa, con tribunetta centrale di legno e spogliatoi muniti d’acqua fredda, quasi in aperta campagna, ma in capo a un paio d’anni affiorarono belle ambizioni suffragate da risultati importanti. La squadra dei Baratta, affiancati nella dirigenza dal dott. Gaetano Jemma, dall’avvocato Oscar Pastore e dal ragioniere Armando Rolli, conquistò subito il titolo di Campania, Molise e Lucania e sfiorò, nella doppia finale contro l’Alcamo, la promozione nella categoria superiore. Era allenata da Armari, che come si usava in quegli anni, non disdegnava di scendere in campo per dare una mano ai compagni. In quell’annata è incastonata una domenica drammatica, che i tifosi di vecchia data non hanno mai cancellato dalla mente. L’11 marzo del 1934, a Eboli, affiorarono vecchi rancori di campanile, trasformando il campo di San Bernardino in una bolgia. La sfida era sentitissima e un pubblico enorme affollò l’arena. Eboli non voleva darla vinta alla sua vecchia frazione, che la sopravanzava in classifica, e così ne scaturì una vera battaglia. Andarono in vantaggio i padroni di casa con il centravanti Oropallo, ma Barboni e Santoro dettero la vittoria alle zebrette. Per tutta la gara e al suo termine si verificarono scontri tra le tifoserie. Le cronache raccontano che luccicarono i coltelli e spuntò anche qualche revolver e, se non fosse intervenuta la Milizia, si sarebbero contati molti feriti. Gli scontri furono violentissimi ed ebbero un codicillo clamoroso: l’Ebolitana non solo si ritirò dal campionato, ma il suo campo fu squalificato a vita. Quanto alla battipagliese, andò avanti. La sospirata promozione in 1°divisione, con Aldo Cerasoli allenatore – giocatore, fu conquistata al termine del torneo 1935 – 36, e due anni dopo (1938 – 39) la società acquisì la denominazione di Baratta Battipaglia, coronando subito il sogno che aveva accarezzato da sempre, la promozione in serie C, che rese finalmente possibile la sfida alla squadra del capoluogo.

POLLICINO CONTRO I GIGANTI
La storica impresa fu realizzata al termine di un faticoso testa a testa con la Salernitatana 2, terminata a un solo punto di distacco e che era stata la protagonista del girone di andata. Trascinati dai gol di Guglielmo Francese e ben allenati da Alfredo De Vivi, col quale collaborava spalla a spalla il direttore tecnico Fioravante Di Cunzolo, memoria storica della società, i bianconeri furono perfetti interpreti di un campionato che li opponeva a squadre di Salerno (sia pure la seconda squadra, dato che la prima giocava con Attila Sallustro in serie B), Torre Annunziata, Benevento, Bagnoli, Portici e Castellammare, alcune delle quali dotate di una grande tradizione, come il Savoia, che nel 1924 aveva addirittura partecipato a una finale per lo scudetto tricolore contro il Genoa. Ma il sogno più grande rimaneva quello della sfida al capoluogo e alle altre città più lontane e importanti, una sorta di Pollicino che volle confrontarsi con i giganti. E Battipaglia si trovò a competere con Brindisi, Foggia, Lecce, Potenza, Cosenza e le lontanissime Agrigento, Siracusa e Messina oltrechè con Salerno. I Baratta allestirono una buona squadra attorno al giovane bomber Guglielmo Francese, sulla cui testa pendeva l’imminente partenza per la guerra d’Africa. I nuovi acquisti furono i difensori Bergonzini del Carpi, De Luca proveniente dalla Juve Siderno assieme a Mantovani e al napoletano Cannoli; gli attaccanti Niccoli dal Parma, Coppelli dal Modena e un tale…Vincenzino Margiotta, esile centravanti di Agropoli (SA), segnalatosi da tempo per la sua dimestichezza con i gol ma al quale il papà macellaio non aveva mai voluto dare il permesso di lasciare l’antico borgo saraceno. Il debutto in serie C avvenne il 24 settembre 1939: Baratta Battipaglia – Brindisi 1 – 1, rete di Niccoli , con un pubblico emozionatissimo e in visibilio ad ogni azione dei bianconeri. Di quello storico torneo si ricordano i cappotti al Foggia e al Manfredonia, seppellito in casa sua da sette gol con tripletta di Margiotta, e i due derbissimi con la Salernitana, finiti entrambi senza vincitori, ma con la piccola Battipaglia che poteva giustamente gonfiare il petto. Il campionato fu vinto dal Taranto su Siracusa e Salernitana e le zebre si posizionarono al settimo posto in condominio con il Messina. Il torneo successivo fu esaltante per la forza di volontà dimostrata dalle zebre, affidate prima a Prato e poi all’ungherese Ferenc, che tre anni prima aveva portato la Salernitana in serie B. Prato allenatore – giocatore, dopo aver impostato la squadra, fu costretto ad abbandonarla per un grave infortunio, e Hirzer riuscì a salvarla sul filo di lana. Fu nel 1942 – 43, prima dello sbarco degli alleati, che il Baratta disputò il suo miglior torneo di serie C, finendo al secondo posto alle spalle della Salernitana di Gipo Viani, con la quale, nel frattempo, era passato Vincenzino Margoitta, in quegli anni il più forte goleador salernitano. Sulla panchina sedeva Luigi Antonio Compiani, detto “Dario”, ex portiere del Milan e della Nazionale B, nella quale vantava tre presenze. Il mister si portò dietro il figlio Junior, ottimo stopper con propensioni offensive, forse la vera chiave di volta dell’impianto di gioco del Baratta, forte in difesa e ricco di risorse all’attacco, dove si avvaleva delle doti di bomber di Minguzzi e di un Margiotta scatenato nel finale di campionato. Compiani jr si segnalò quell’anno con una doppietta alla Casertana, un gol alla Salernitana battistrada, inchiodata al pareggio, e un quarto su rigore alla Scafatese. Fu l’ultimo torneo di serie C prima del ritiro dalle scene calcistiche dei Baratta, i susseguenti drammatici anni di guerra e il lungo purgatorio nelle serie minori. Alle spalle di una Salernitana alla rabbiosa caccia della promozione in serie cadetta, il Baratta fu impegnato in un’entusiasmante lotta prima con la Cavese e poi con l’irriducibile Savoia per la conquista del posto d’onore. Le partite più attese furono, ovviamente i due derby con i cugini di Salerno. I confronti, equilibrati sul piano tecnico, furono vissuti dai tifosi battipagliesi come avvenimenti eccezionali. Parità all’andata (6 dicembre) con gol di Compiani, che fece sognare, e risposta bruciante di Voccia. Quel giorno il portiere Traverso sfoderò una prestazione superlativa salvando la porta della Salernitana, e lo stesso Gipo Viani dovette darsi un gran da fare al centro della difesa biancoceleste per fermare gli indiavolati Margiotta e Minguzzi. Nel girone di ritorno le zebre furono sconfitte di misura su rigore all’ultimo minuto, ma recriminarono per 4 reti annullate a Margiotta. Alla fine del campionato, mentre la Salernitana guadagnava la promozione alla serie cadetta, il Baratta conquistò un entusiasmante secondo posto grazie ad un ruolino di dodici vittorie, quattro pareggi e sei sconfitte. Alle sue spalle finirono tutte le altre. Purtroppo non ci fu nemmeno il tempo di gioire, perché sopraggiunsero i giorni bui e drammatici della guerra tre le stesse mura della città. Sotto a destra una formazione della Battipagliese allo stadio S. Anna.
IN UN SOLO TORNEO 104 GOL. E IL BOMBER FU MARGIOTTA
Mito a Salerno, mito a Battipaglia. Margiotta, uno dei più grandi goleador del primo dopoguerra, trovò subito la valorizzazione delle sue doti di bomber a Battipaglia, dove l’agropolese scelse anche moglie. Arrivò da Agropoli nel 1939 e per esordire in serie C si accontentò dell’abbonamento ferroviario e di un paio di scarpette bullonate di marca. Per farlo debuttare in prima squadra con più entusiasmo, il commendatore primo Baratta gli dette sottobanco un premio personale di 15 lire pregandolo di mantenere il segreto con i compagni. Margiotta si beccò quasi subito un calcione dal leccese Caldarulo che gli regalò a lungo le stampelle. Quando, nel finale di campionato, tornò al centro dell’attacco, i gol fioccarono. In due stagioni e mezzo nel Baratta, l’agropolese segno 23 reti, quasi tutte pesanti. A Battipaglia conobbe una bella moretta, Elisa Talamo, che portò all’altare, dopo quattro anni di fidanzamento, nella chiesa di Santa Maria della Speranza il 7 settembre 1946, prima di imbarcarsi nell’avventure del campionato di serie B con la Salernitana. E alla Battipagliese il saraceno ritornò nel 1952. Aveva, ormai, 35 anni ma la voglia di far gol gli era rimasta attaccata addosso. La Battipaglise era finita in promozione e alla presidenza vi era il cavaliere Lazzaro Jemma, che, dovendo allestire una squadra competitiva, ingaggiò il vecchio goleador. Vincenzo Margiotta, allenatore – giocatore, si rivelò una forza della natura, galvanizzando i suoi giovani colleghi al punto da stabilire un record non ancora battuto. L’attacco realizzò la bellezza di 104 gol, ben 33 dei quali segnati dall’agropolese. Le zebrette si piazzarono al secondo posto, alle spalle dell’imbattibile Cral Cirio di San Giovanni a Peduccio, che per ottenere la promozione aveva speso decine di milioni. Con la maglia bianconera, Vincenzo Margiotta conquisto anche il più grosso neo della sua carriera. Infatti, nel campionato 1953 – 54, oltre a ritrovare il suo vecchio compagno d’armi, Nino Jacovazzo, il mastino della Salernitana di Gipo Viani, si beccò una squalifica a vita al termine della partita con l’Ercolanese sul campo S.Anna. L’arbrito Iorio di Casalnuovo ne fece di cotte e di crude, costringendo la squadra bianconera a ritirarsi dal campo!

Fuori dallo stadio fu inseguito e malmenato e Margiotta vide applicata nei suoi confronti la sua massima penalizzazione. Il che, per la verità, non gli impedì di sostituire Menotti Bugna alla guida della squadra, quando il calvo allenatore napoletano fu licenziato, qualche settimana più tardi. Dopo un anno e mezzo di fermo, l’agropolese tornò a Battipaglia nella stagone 1955 – 56 di nuovo come allenatore – giocatore. Aveva la bellezza di 38 anni, ma non si era ancora arrugginito. Infatti, nelle cinque partite disputate, segnò 4 gol. Il suo fu un addio alla grande, non da vecchio pensionato. Oltre a Vincenzo Margiotta, nella Battipagliese hanno giocato il fratello del goleador, Luigi, terzino con una lunga militanza dal 1952 al 1958, e addirittura il figlio Federico, che con i suoi gol propiziò la promozione in Interregionale al termine del campionato 1983 – 84.

“Quei cinque gol alla Salernitana”
Cinque gol alla Salernitana in una partita ufficiale di coppa Italia costituiscono ancora oggi, dopo undici anni, la “perla” di Pasquale Santosuosso e della Battipagliese. Il clamoroso risultato da set tennistico (5 – 1) fa storia anche perché fu conquistato il giorno dell’inaugurazione del nuovo stadio (21 agosto 1988), intitolato a Luigi Pastena, il più grande presidente bianconero del secondo dopoguerra. Pasquale Santosuosso, l’allenatore della prima promozione in serie C delle zebre dopo 40 anni, oggi titolare di uno dei pub più importanti della costiera cilentana, rivive quei momenti senza cadere in entusiasmo.”La mia squadra giocò una grandissima partita, con triangolazioni di prima e conclusioni perfette, che stordirono i granata. Il solo Condemi, in una giornata di grazia, realizzò tre reti di pregevole fattura. Ricordo che Lucidi, era emozionantissimo perché giocava contro il suo idolo, Agostino Di Bartolomei. La Salernitana scese in campo con Ciro Ferrara, Della Pietra, Maranzano, Di Battista, Cozzella e Crialesi, oltrechè con Di Bartolomei. Fu una partita vera e io, dopo il quinto gol , dovetti dire ai ragazzi di non spingere troppo. La Salernitana si rifece parzialmente vincendo la partita del girone di ritorno e il raggruppamento con un solo punto di vantaggio su di noi. “Pasquale Santosuosso era arrivato alla Battipagliese alla settima giornata del campionato precedente in sostituzione di Cresci. Era stato contattato da Pio Pastena per conto di don Luigi, il padre – padrone.Il rapporto tra il giovane allenatore e i tifosi bianconeri incominciò con una violenta contestazione, perché i supporters non gli avevano perdonato alcune sue dichiarazioni dell’anno precedente, quando era al Valdiano”. La stessa sera del mio ingaggio telefonai a Pio Pastena, a Milano, dicendogli che, sebbene a malincuore, ero costretto a lasciare. Ma mi rispose di portare la squadra a Paestum e di avere pazienza perché i risultati avrebbero ricucito il rapporto tra me e il pubblico. Ebbe ragione. Quell’anno ci classificammo al terzo posto, dopo aver perso di misura, su rigore inesistente a Lamezia. La gara fu contrassegnata dalle espulsioni di Gambino e Cantile, e dagli incidenti. Capano, infatti, si beccò una brutta ombrellata alla testa. Ci rifacemmo nel campionato successivo, vincendolo dopo un indimenticabile
testa a testa con la Sarnese e uno spareggio, giocato al Menti di Castellammare, vietato a chi aveva le coronarie deboli. Rischiammo perché i nostri avversari andarono in vantaggio con Cerciello e subito dopo sfiorarono il raddoppio con De Luca, solo davanti al mio portiere. La Battipagliese - conclude Santosuosso – pareggiò con Pasquariello e si aggiudicò la vittoria nel secondo tempo supplementare con Condemi. Ricordo che a Battipaglia non si festeggiò mai tanto”. Quella squadra irresistibile era stata formata con quattro giocatori acquistati dal Valdiano (Condemi, Pasquariello, Di Vece e il portiere Giulio), con Tarantino e Gatto e con Maurizio Improta del Savoia. “Portai i ragazzi in ritiro a Campo di Giove nello stesso albergo della Sambenedettese – ricorda Santosuosso, introducendo il gustoso “caso Pirozzi” – in piena preparazione, venne a mancarmi Pirozzi, il goleador della squadra. Il giocatore si era portato in albergo una cassetta di tutti i suoi gol e quasi ogni sera la faceva vedere nella sala della televisione. I dirigenti della Samb. si entusiasmarono a tal punto che vollero acquistarlo subito, pagandolo una montagna di soldi”. Pasquale Santosuosso affrontò il campionato di C2 1988 – 89 condizionato da un grave handicap fisico. “Una sera di particolare freddo, mi soffermai fino a tardi ad allenare i portieri e quando tornai a casa fui colpito da una paresi facciale. Nonostante il divieto del medico e le preghiere di mia moglie, non volli abbandonare la squadra. Seguivo gli allenamenti al riparo nella tribunetta dei giornalisti e la domenica andavo in campo con il passamontagna. La dirigenza e i tifosi mi furono molto vicini e così non solo riuscii a salvare la squadra dalla retrocessione, ma anche a guarire del tutto dopo un paio di mesi”. L’anno successivo sull’intelaiatura della squadra di Santosuosso, Franco Villa, costruì la Battipagliese della promozione in serie C1.

LA SCALATA CON I PASTENA
Nel dopoguerra la Battipagliese ha conosciuto un lungo periodo d’annate deludenti, ma anche stagioni di gloria e personaggi indimenticabili.I presidenti che si sono succeduti dal 1949, anno della faticosa ripartenza in 2° Divisione con l’avvocato Giovanni Panico sulla massima poltrona del sodalizio, sono stati tanti. Ma in quegli anni lasciarono la loro impronta Lazzaro Jemma e Antonio De Vita. La risalita in serie D nel 1967 – 68 trovò al timone della società zebrata prima Antonio Romano e poi il nuovo “re del cemento”, Francesco Santese, che riuscì a risanare la società e a evitare di un soffio (un solo punto…) la retrocessione nel campionato 1968 – 69, l’anno della grande crisi economico – occupazionale e della sommossa di aprile. Dopo Amedeo Pesce e Antonio Meluzio, nel1982 venne alla ribalta la famiglia Pastena con Pio, seguito negli anni successivi da Giuseppe e Luigi, (al quale è intitolato il nuovo stadio), e quindi dal figlio Bruno, impegnato con gli altri tre fratelli in una gestione, diventata sempre più onerosa e difficile. La squadra è risalita tra i professionisti da poco più di un decennio, ottenendo il primo vero exploit nella stagione 1987 – 88, azzeccando una sudatissima promozione in serie C2 con il coriaceo Pasquale Santosuosso in panchina e con i gol di Fontanella e Condemi. Il 1988 offre due date memorabili ai tifosi battipagliesi: il 15 maggio le zebre furono promosse in C2 dopo un drammatico spareggio al “Menti” di Castellammare di Stabia contro la Sarnese, battuta per 2 – 1; il 21 agosto in un’atmosfera di asfissiante calura e di grande tifo, fu inaugurato il nuovo stadio con la storica vittoria per 5 – 1 contro la Salernitana in Coppa Italia. Condemi segnò una tripletta che fu allungata da De Ponte e da Ricci. La promozione in C1 fu conseguita al termine della stagione 1989 – 90, con Giuseppe Acanfora alla presidenza, affiancato da Bruno Pastena, e con il napoletano Franco Villa in panchina. I giocatori più rappresentativi di una squadra che, alla lunga, seppe annullare la velleità di Nola e Frosinone, furono Mezzini, Lucidi, Crucitti, Marino, Capone, Aloi, Danese e Pascarella. Il sogno, però, come le cicale, durò solo una stagione. Le poche risorse economiche costrinsero, infatti, Bruno Pastena a cedere i migliori elementi. Il bilancio venne mantenuto in pareggio, ma il parco giocatori fu sensibilmente smembrato. Ecco spiegate le due successive retrocessioni e il mesto ritorno nei tornei dilettantistici. La risalita, però, era dietro l’angolo e, sotto la guida di Piero Santin, la C2 divenne realtà nella stagione 1993 – 94. l’acquisto di Antonio Barbera costituì il piccolo fiore all’occhiello. Quindici gol del bomber di Torre Annunziata, poi ceduto per esigenze di bilancio. Quattro anni di permanenza tra i professionisti furono necessari per acquisire la giusta esperienza. Con Roberto Chiancone allenatore e Bruno Pastena alla presidenza, la marcia trionfale delle zebrette si concluse l’undici maggio 1997. Il successo sul Matera (2 – 1) sancì la matematica promozione in C1. Di Baia e D’Antò, rispettivamente 12 e 11 reti, soprannominati “i gemelli del gol”, furono i bomber che demolirono le difese avversarie, dimostrando un affiatamento non comune.
IL RESTO E’ STORIA D’OGGI.
La Terza Serie è stato anche questa volta un patrimonio difeso solo un anno dopo averlo ottenuto con i denti alla “Favorita” di Palermo il 7 giugno 1998. Decisiva si rivelò la vittoria incamerata il 31 maggio. Simone Loria fu l’autore della realizzazione nello stadio
battipagliese. Nel campionato successivo la Battipagliese disputò nuovamente i play out anche questa volta contro una squadra siciliana, ma le cose andarono diversamente. La sconfitta al Pastena per 1 – 0 compromise il ritorno a Marsala, dove i bianconeri pareggiarono per 1 – 1 grazie ad una rete di Colasante. Il pareggio non servì ad evitare una retrocessione non meritata. Nella stagione 1999 – 2000 la Battipagliese ritorna a disputare il campionato di C2 ma con lo stesso risultato di quello precedente. Per l’ennesima volta, i bianconeri guidati dal contestatissimo Antonio Merolla (dimissionario solo a 3 gare dalla fine del campionato) non riuscirono ad evitare la lotteria dei play out e furono costretti a giocarsi la permanenza in C2 contro il Castrovillari. La partita d’andata in Calabria vide i padroni di casa vittoriosi per 2 – 0 grazie alle reti di Drago e Criniti. I calciatori battipagliesi, del nuovo allenatore Lucignano, non riuscirono a ribaltare il risultato negativo dell’andata concludendo la gara a reti bianche. Al termine della gara ci furono scontri tra forze dell’ordine e tifosi delusi della retrocessione nel campionato nazionale dilettanti. Il patron Bruno Pastena dopo lunghi anni di gestione, cede le quote societarie ad una cordata di imprenditori casertani capeggiata da Francesco Francesconi e Fulco i quali avevano l’intenzione di allestire una squadra competitiva per tentare di ritornare in C2 e di farne una squadra satellite della Lazio. Ma questa “gente” dopo tante promesse e dopo aver rifiutato il ripescaggio in C2, non pagando una fideiussione di 400 milioni di vecchie lire, intendeva solo intascare gli incassi domenicali e vendere i gioielli della berretti, campioni italiani della stagione 1999/2000, per poi dichiarare fallimento. Pronto l’intervento della giunta comunale che, appoggiata anche da veri tifosi, è riuscita a scacciare via questa cordata di imbroglioni, a prelevare interamente la società battipagliese e a delegarla ad imprenditori di Battipaglia (tra cui i Sig.ri Melella, Alfano, Ciraudo, ecc.) sborsando anche un aiuto economico di circa 300 milioni di vecchie lire. In serie D, dopo aver conquistato la salvezza “con i denti” e superato senza danni l’ostacolo generato dal ricorso dell’Internapoli, che reclamava la non regolarità della partita Terzigno - Battipagliese, la società, rafforzata da altri imprenditori locali capeggiati da Renato Santese e dopo aver allestito un organico di prima scelta, puntava decisamente alla conquista della C2. Le improvvise dimissioni di mister Santosuosso (questione di soldi) e la lunga ed ingiusta squalifica dello stadio Luigi Pastena, in seguito agli scontri verificatisi durante le gare contro l’Ebolitana sia ad Eboli che a Battipaglia, fecero ridimensionare i piani societari terminando il campionato in una posizione di medio-alta classifica. Nell’anno successivo la Battipagliese, allestito un organico giovane con calciatori provenienti dalle giovanili della Salernitana e qualche elemento della Berretti, puntava ad un campionato tranquillo e con l’intenzione di valorizzare i giovani atleti in organico. Non a caso i vari De Luca, Fusco, Pierri, Pascuccio ed altri, venivano ceduti a compagini di categoria superiore. La società di Viale Barassi vive una forte crisi societaria e fallisce in concomitanza con la retrocessione nel campionato regionale di Eccellenza. Con l’interesse dell’Onorevole Ernesto Sica, del Dott. Pagano e di alcuni imprenditori del luogo, viene acquistato il titolo sportivo della Rinascita Campagna Verde in Eccellenza e contemporaneamente sorge la nuova società con la denominazione di Rinascita Battipaglia. La nuova società, con una festa in piazza Amendola presieduta dalla showgirl Giustine Mettera (sosia di Marlyn Moonroe) e con ospite Stefano Tacconi, ex di Avellino e Juventus nonchè ex portiere della nazionale italiana, presenta alla città l’organico, con progetti e ambizioni interessanti. Il salto di categoria, però, malgrado gli sforzi della dirigenza tarda ad arrivare e la serie D è soltanto sfiorata nel 2006-2007, persa nello spareggio dei play-off regionali contro il Gragnano, e l’anno successivo, sfumata all’ultimo minuto nella finale play-off nazionale al cospetto del Palazzolo. Sembra l’inizio di una nuova crisi per la società che nel frattempo aveva cambiato denominazione in A.s.d. Battipagliese e il cui timone era passato nelle mani di Antonio Barbato, ma un accorato manifesto di appello da parte della tifoseria ai soci, la tenacia dei vertici dirigenziali e dello sponsor Motta nonché l’ingresso dell’avv. Ugo Maria Cristoforo Caponigri, nuovo presidente, scongiurano il peggio. Il connubio Caponigri- Barbato- Motta rilancia le ambizioni delle zebrette per una nuova ed entusiasmante sfida che si spera possa essere vincente perché NOI SIAMO LA BATTIPAGLIESE.
A cura di Vito Telese

 

 

 
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